15 lunedì fa abbiamo iniziato ad occuparci del perchè i comportamenti problematici dei bambini continuano a manifestarsi e oggi tiriamo le somme del bellissimo percorso che abbiamo vissuto insieme. Pensate un po’ che gli articoli dovevano essere 8 e invece c’era e c’è talmente tanto da parlare e, soprattutto, da agire che i numeri sono questi: 15 articoli totali di questa macrosezione sulle cause dei comportamenti infantili disadattivi e più di 20 articoli in totale sul tema dell’atteggiamento da metà aprile ad oggi.
❓ Quindi PERCHE’ i bambini continuano a comportarsi in modo disadattivo, non ascoltando le regole dei genitori e/o in modo problematico alzando la voce o addirittura rompendo gli oggetti?
Semplice!
Perchè ne hanno un vantaggio:
✅ in termini di attenzione positiva o negativa da parte del genitore o dell’educatore, che o gli mette a disposizione la propria pazienza o lo rimprovera (Come l’attenzione mantiene in vita il comportamento problematico!);
✅ in termini di ottenimento di un premio, ovvero noi adulti rinforziamo in modo positivo il bambino, quindi facciamo in modo che le sue urla perdurino nel tempo (Se mi dai le caramelle continuo a piangere!);
✅ in termini di evitamento di una situazione spiacevole, quindi l’adulto, assecondando il pianto del bambino, lo rinforza negativamente, ovvero rende possibile la ripetizione del suo allontanamento dalla situazione per lui difficile (Se mi aiuti non imparo!).
💡Quindi abbiamo dedotto che i comportamenti che noi consideriamo problematici non sono affatto tali per il bambino che, anzi, li considera mezzi utili per soddisfare i suoi desideri .
📆 COSA fare allora?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo sempre tenere a mente queste preziose indicazioni di Antonio Nisi e Patrizia Ceccarani ⤵️
” Bisognerebbe riuscire ad ignorare sistematicamente le bizze. L’attenzione andrebbe data in abbondanza, invece, quando il bambino si comporta a dovere, ad esempio chiedendo le cose con garbo o indicando quello che gli serve”
⚠️ IGNORARE IL BAMBINO QUANDO SI COMPORTA MALE. GRATIFICARLO ABBONDANTEMENTE QUANDO SI COMPORTA BENE.
👆 COME intervenire in tal senso?
⏩ Tramite la tecnica dell’estinzione, preceduta da un’adeguata strategia di sistemazione e organizzazione dell’ambiente domestico e/o scolastico (La tecnica dell’estinzione);
⏩ tramite la tecnica del time out, quando il comportamento problematico è particolarmente pericoloso non solo per il bambino, ma anche per le persone che gli stanno attorno. Anche qui potrà essere utile una riorganizzazione dell’ambiente (Quando ignorare non è possibile … la tecnica del time out);
⏩ tramite una semplice strategia di programmazione ambientale e di sottrazione dei rinforzi. Ricordate l’esempio del bambino che giocava con l’asciugamano e questo suo comportamento interferiva con l’apprendimento dell’abilità di asciugarsi le mani? (Mamma, cosa succede prima del mio mal di pancia?) Oppure vi potrebbe venire in mente il bambino che colorava fuori dal foglio (Quando la gratificazione è presente nella situazione di gioco del bambino.).
⏩ tramite alcuni accorgimenti utili non solo a ridurre i modi di fare problematici, ma ad insegnare nuove abilità collaborative. In tal senso, ci può essere utile la gratificazione a intervalli regolari (Mamma insegnami qualcosa di nuovo), consistente nel dare conseguenze positive al bambino in spazi di tempo regolari che possono via via aumentare. Altre pratiche utili possono essere la scelta dei comportamenti incompatibili (Definici e gratifica), ovvero di quelle azioni che non possono essere svolte nello stesso momento di un comportamento problematico e/o l’incremento dei comportamenti comunicativi (Mi insegni a parlare?), ovvero insegnare al bambino a chiedere le cose prima che si manifesti il suo modo di fare disadattivo.
Riassumendo ulteriormente, ci può essere molto utile questo schema:

Le considerazioni esposte tramite questi articoli non hanno la pretesa di essere un manuale per abbattere i comportamenti problematici.
Infatti, molto dipende dalla tua volontà di intraprendere un percorso di cambiamento, perchè quando cambi tu, cambia anche chi ti sta accanto e, a maggior ragione, cambiano i bambini con cui ti relazioni.
Ogni miglioramento avviene in seguito a una decisione presa non per caso, ma perchè ci si accorge che si può stare meglio di così.
Per cambiare è necessario spesso collaborare, in questo caso, con le figure educative di riferimento del bambino. Se pensi che solo il tuo punto di vista è quello corretto, che tu hai ragione e tutti gli altri hanno torto o dicono fesserie, non ti potrai mai accorgere dell’aiuto che ti può dare l’educatore che lavora nell’asilo nido dove hai iscritto tuo figlio o della baby sitter che tu hai scelto.
Pensaci.
Risultati immediati raramente li vediamo e quindi è necessaria la COERENZA in termini di:
📍 continuare ad usare il metodo scelto (non arrendersi dopo pochi giorni) perchè in questo modo diventiamo un punto di riferimento affidabile per il bambino;
📍 collaborare con le figure educative che ruotano attorno al bambino, perchè, se lo stesso tipo di capriccio viene ignorato contemporaneamente dai genitori, dai nonni, dall’educatore ecc…, minore sarà il tempo necessario per ridurre il problema.
“Non dimentichiamo, infine, che ogni bambino tende a diventare più problematico quando è circondato da persone nervose, stanche, che litigano tra loro o che si sentono in colpa” (Nisi A., Ceccarani P., p. 45).
Il lavoro ci porta via molte energie, le incomprensioni con il partner anche! Non si è genitori/educatori perfetti e non lo si diventerà mai.
Ma se ognuno di noi alza la voce e inveisce per qualsiasi avvenimento, se torniamo a casa dal lavoro sempre o spesso irritabili e non consideriamo che, oltre alle nostre esigenze, ci sono quelle del bambino che, per tutto il giorno, ha dovuto fare a meno di noi, se, in altre parole, siamo l’esempio dei comportamenti che vorremmo eliminare e quindi, con il linguaggio non verbale continuiamo a giustificarli, secondo voi, il bambino ascolta le nostre parole o segue il nostro esempio❔❔
Luciana | 📧 lucianapellizzato@gmail.com | 📱 328 1556141
Riferimenti bibliografici: Nisi A., Ceccarani P., Il comportamento e le sue conseguenze, pp. 3 – 45.
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