Nell’articolo di lunedì scorso abbiamo messo in evidenza, seguendo le parole e l’operato delle professoresse Patrizia Granata e Daniela Lucangeli, come sia necessario, affinchè la scuola sia alleata del bambino, dei suoi bisogni e non solo dei contenuti didattici, un atteggiamento dell’educatore disponibile ad accompagnare il bambino nei percorsi di crescita e a cambiare con lui. Quindi, in quest’ottica, l’educatore diventa tale quando si predispone in un’ottica di apprendimento continuo e ciò include il fatto che il raggiungimento dell’ambìto titolo è un momento di partenza e non di arrivo.
Il progetto scuola B612 – una scuola per i bambini e non bambini per la scuola -prende il nome dall’asteroide su cui vive e di cui si prende cura il Piccolo Principe, che nel suo viaggio per lo spazio incontra un pilota di aerei a cui chiede di disegnargli una pecora, che avrebbe avuto il compito di brucare gli arbusti di baobab prima che crescessero troppo e soffocassero il suo pianeta! Infatti, l’educazione nasce proprio come cura dei più piccoli, nel senso di opera maieutica che li aiuta a sviluppare ciò che hanno dentro, ben lungi, quindi, dal riempirli di nozioni e materiale didattico.
Il progetto scuola B612 è quindi articolato nei tre laboratori dire – fare – baciare che, creando un continuum didattico, legano insieme conoscenza ed emozione.
Nel laboratorio del dire i bambini scoprono che gli oggetti hanno un nome, spesso per loro sconosciuto e quindi non esistono parole difficili ma semplicemente parole nuove da scoprire.
Nel laboratorio del fare il bambino dà una forma a ciò che ha scoperto che ha un nome. Nel dargli una forma con le mani gli attribuisce anche un significato. Siamo nell’ambito della sperimentazione a 360° che include la parte sensoriale, della forma, del significato e del cambiamento.
Nel laboratorio del baciare il bambino può rappresentare ciò che ha imparato negli altri due laboratori tramite l’arte grafico-pittorica o tramite il corpo, quindi il gioco simbolico del far finta di …
In questi tre laboratori è il bambino il protagonista e rielabora il materiale che gli è stato offerto secondo i suoi bisogni. Ad esempio, nell’ultimo laboratorio non è stata considerata la recita scolastica, generalmente diretta dall’adulto, in favore di una rappresentazione fatta dal bambino stesso, in cui una componente essenziale in ciò che ha scelto di rappresentare è stata l’emozione che ha provato lungo il percorso. Il filo rosso che lega insieme i tre laboratori è infatti l’attenzione al processo, ovvero a come si sente il bambino finchè vive l’iter didattico.
Il focus è quindi su come il bambino percepisce se stesso, su come gestisce l’affettività, le sue relazioni sociali e su ciò che potrebbe fare con l’aiuto dell’educatore. Di pari passo a ciò va un atteggiamento dell’educatore volto all’accoglienza e all’incoraggiamento, così da dar vita nel bambino a emozioni positive di conforto, accettazione e creare in lui una situazione di benessere.
In conclusione colgo l’invito di chi ha letto il mio articolo lunedì scorso a parlare un po’ di più della mia esperienza personale. Ringraziando quindi Moira Masiero affermo che non mi ero mai fermata a riflettere sull’importanza di dare attenzione al processo formativo e non solo al risultato finale. Da qualche anno, invece, pongo anche l’attenzione su come si cambia mentre si svolge un compito nuovo perchè mai affrontato prima. Sono proprio questi micro cambiamenti nella propria personalità a formare i gradini di quella scala che porta alla formazione del proprio percorso di vita e del raggiungimento dei propri obiettivi. L’atteggiamento di fronte all’errore, in quest’ottica, è quello di considerarlo come una presa di consapevolezza per ripartire con maggiore determinazione, perchè si è analizzato l’errore e si sono messe in opera nuove strategie operative.
Lunedì prossimo affronteremo quindi insieme quale può essere il comportamento più funzionale di fronte all’errore ai fini di una ripartenza e non di una stasi duratura.
Quindi, come viene messo ben in evidenza dall’articolazione e dalla messa in pratica del progetto B612, il premio maggiore che questi bambini hanno e avranno non è il risultato da esibire, ma la persona che diventeranno negli anni a venire e il ricordo positivo e bello che avranno della loro scuola che li ha accompagnati e supportati nella crescita.
Luciana.
Riferimenti Bibliografici: – “Tg2 Tutto il bello che c’è“, pubblicato il 12 luglio 2018; “Patrizia Granata: il modello B612“, pubblicato il 21 marzo 2019; “All’alba delle intelligenze: una scuola per bambini e non bambini per la scuola“, pubblicato il 21 marzo 2019 a cura di Patrizia Granata.
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