“Le stesse fonti di rinforzo che mantenevano il comportamento problematico possono essere raggiunte dal bambino attraverso altri comportamenti forse ancor più problematici di quelli esaminati” (Nisi, Ceccarani, p.28).
➡️ Cosa significa questa frase❔
Facciamo un breve ripasso …
E’ importante far capire al bambino che un dato modo di comportarsi che crea problemi non deve essere messo in atto. Questa spiegazione deve venire data non con le parole, ma tramite: 1. l’esempio 2. le tecniche messe in evidenza nei precedenti articoli (programmazione dell’ambiente – estinzione – sottrazione dei rinforzi – time out).
- L’esempio è la cosa più importante di tutte. Se un genitore è aggressivo, maleducato e ricerca per se stesso la giustificazione e non l’impegno per cambiare è automatico che crescerà figli maleducati, che adotteranno le stesse modalità di reazione agli eventi in cui si troveranno in difficoltà o semplicemente per esprimere un loro bisogno/desiderio. Questa è una considerazione ovvia, ma la pratica purtroppo rende necessario esplicitarla, perchè in molte famiglie queste scene sono quasi quotidiane. Due sono i possibili sviluppi: o il bambino diventato adolescente e poi adulto si trova altri modelli di riferimento e con fatica cambia questi modi di comportarsi oppure, continuando a fare riferimento a quelli genitoriali, la strada sarà ancora più in salita, rispetto all’apprendere nuove strategie comportamentali.
- Le tecniche viste in precedenza hanno di sicuro un ruolo basilare, perchè abbiamo visto come l’ambiente può indurre o ostacolare un modo di fare problematico ed ecco quindi la necessità di adottare qualche strategia di programmazione ambientale. Ricordate l’esempio del bambino che giocava con l’asciugamano? Altri modi di intervenire sono la tecnica dell’estinzione (= un comportamento a cui non seguono conseguenze positive tende a sparire spontaneamente), la sottrazione dei rinforzi (=ricordate l’esempio dei pennarelli?) e il time out (=isolamento dai rinforzi, ovvero da ciò che piace al bambino).
Queste tecniche sicuramente funzionano, ovvero portano a una riduzione dei modi di fare aggressivi del bambino, in quanto sono frutto di ricerche scientifiche, osservazioni sistematiche, lavoro in team di figure educative. Tuttavia non è garantito che il bambino smetta di ricercare l’attenzione e l’ottenimento di un premio. E nemmeno smette di cercare di evitare una situazione per lui problematica! Ciò che cambia è che ricercherà tali compensazioni tramite altri comportamenti, magari ancora più disadattivi di quelli messi in evidenza nei precedenti articoli.
➡️ Allora come fare❔ …. Semplice …
In pratica, si tratta di combinare insieme il metodo consistente nell’ignorare il comportamento problematico con quello di gratificare altri comportamenti, utili al bambino” (Nisi, Ceccarani, p.29).
Ricordiamoci infatti che c’è un diverso punto di vista tra adulto e bambino, perchè quelli che per noi adulti sono comportamenti problematici per loro sono invece un mezzo idoneo per soddisfare i propri obiettivi (visto che glielo permettiamo!).
La sola eliminazione di un comportamento problematico crea quindi un buco, ovvero quale altro modo troverà il bambino per soddisfare un suo bisogno❔
Non lo sappiamo, magari procederà per imitazione di comportamenti visti a scuola o in televisione, come, ad esempio, avere tremori convulsivi, fingere qualche malore o svenimento ecc … . Così il meccanismo si ripeterà: l’attenzione data dal genitore a questi comportamenti produrrà il loro mantenersi nel tempo.
Allora è necessario insegnare al bambino comportamenti collaborativi, quali ad esempio il chiedere le cose con gentilezza, l’usare un tono di voce adeguato quando parla, mantenere la calma ecc… e gratificarlo con quello che piace a lui quando mette in atto questi modi di fare.
Ricordate, ad esempio, il bambino che urlava e buttava per terra gli oggetti? Dopo 2 o 3 minuti dalla cessazione dei suoi comportamenti aggressivi, un genitore ha interrotto quello che stava facendo e gli ha letto la sua storia preferita. Non si sono cioè limitati all’ignorare il comportamento problematico del bambino, ma gli hanno fatto toccare con mano che sono disposti a stare con lui solo quando chiede le cose con gentilezza.
” I comportamenti sociali da noi attuati non sono scritti nelle nostre caratteristiche genetiche, ma sono il frutto delle nostre esperienze educative, dei modelli o esempi con i quali abbiamo potuto confrontarci” (Pellizzato, Tesi di Laurea, 2001/2002, p.2).
L’atteggiamento ha un ruolo cruciale: se pensi che tutto sia già scritto nel tuo patrimonio genetico e che per giunta sia immodificabile, allora non sarai spronato a cambiare te stesso con il cambiare del contesto in cui ti trovi. Va da se che non ti metterai in gioco nel rapporto con tuo figlio per ridurre i suoi comportamenti problematici e per fargli apprendere nuove abilità.
👉 Cosa scegli ❔ 👈 Modifichi le tue convinzioni o le credi immutabili ?
Se sei disposto a modificare le tue convinzioni come genitore/educatore/psicologo … allora ci sono almeno 3 modi per insegnare nuove abilità ai bambini: ✅ la gratificazione a intervalli regolari; ✅ la scelta dei comportamenti incompatibili; ✅ l’apprendimento dei comportamenti comunicativi.
Manifestandoti il mio interesse a conoscere la tua scelta ti do’ appuntamento a lunedì prossimo.
Luciana (📱 3281556141 📧lucianapellizzato@gmail.com )
Riferimenti bibliografici: Nisi A., Ceccarani P., Il comportamento e le sue conseguenze, pp. 28 – 29; – Pellizzato L., Tesi di Laurea: Le abilità sociali nei bambini di scuola materna. La competenza sociale e le abilità sociali pp. 1 – 3. Relatore: Prof.ssa Nota Laura, Anno Accademico 2001/2002.
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