Quando ignorare non è possibile … la tecnica del time out

“E’ molto importante che il comportamento problematico non sia mai seguito da eventi o da conseguenze gratificanti. Per ottenere questo risultato, particolarmente se il comportamento in questione rischia di avere conseguenze gravi, alcuni genitori ricorrono allo stratagemma di allontanare il bambino per qualche minuto, isolandolo, per così dire, da ogni possibile fonte di rinforzo” (Nisi, Ceccarani, p.22).

🔗 Ricordate la scena della famiglia riunita con un gioco o davanti a un film? In quel bel momento il bambino inizia a buttare per terra oggetti o a fare atti di aggressione verso il fratellino/la sorellina più piccolo/a .

Altro esempio: immagina tuo figlio che, quando non riesce a ottenere ciò che vuole, diventa aggressivo con urla, calci e pugni verso chi gli sta attorno.

🙍 A volte succede …

👉 Come reagisci a questo modo di fare del bambino ❔ 👈

Dipende dal tuo obiettivo: ◻️ se vuoi farlo smettere rapidamente, ma poi sai che i suoi comportamenti ritorneranno più forti di prima, puoi dargli attenzione e premi supplementari (giochi, cibo ecc..); ◻️ se invece il tuo scopo è la diminuzione del comportamento aggressivo e, inoltre, insegnare nuovi modi di fare più adattivi, puoi usare la tecnica del time out, indicata particolarmente per comportamenti pericolosi, non solo per il bambino, ma anche per le persone che gli stanno attorno.

Letteralmente la tecnica del time out significa tempo al di fuori, ovvero un periodo lontano dai rinforzi positivi, che, come abbiamo detto più volte, sono proprio quelle conseguenze, ricevute dal bambino, che fanno perdurare il suo comportamento problematico.

➡️ PERCHE’ la tecnica del time out❔ 📎 Perchè non è sempre possibile ignorare comportamenti particolarmente aggressivi, che possono far del male alle persone che si relazionano con il bambino e a lui stesso. 📎 Perchè si ricollega all’importanza di far comprendere al bambino (con i fatti e non con le parole) che i suoi modi di fare disadattivi non gli portano nessun vantaggio. 📎 Perchè risponde all’esigenza di non discutere con il bambino durante i suoi modi di fare aggressivi. 👆 DISCUTERE = DARE ATTENZIONE

La tecnica del time out richiede l’organizzazione della stanza usata per allontanare il bambino dai rinforzi ovvero da essa andranno tolti tutti gli oggetti e i giocattoli che rappresentano esperienze piacevoli per il bambino.

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E’ necessario, PRIMA che si verifichi il comportamento problematico, spiegare al bambino cosa succederà se darà calci al fratellino o alla mamma (ad esempio). Il tutto naturalmente con parole semplici e con molto autocontrollo (evitando di arrabbiarsi). Ad esempio, gli si può dire: Non si picchia il fratellino, altrimenti te ne vai nella tua stanza per 5 minutiL’arrabbiatura equivale a dare attenzione al bambino, perchè lui sente che i suoi comportamenti hanno un potere sulla tua persona, quello appunto di farti arrabbiare. Non è sempre possibile non arrabbiarsi, ma è necessario coltivare questa disposizione d’animo, se vogliamo ottenere una significativa riduzione del comportamento aggressivo del bambino.

➡️ IN COSA CONSISTE la tecnica del time out. Quando il bambino inizia il suo comportamento aggressivo, dopo averlo precedentemente avvisato sulle conseguenze che avrà il suo modo di fare, lo si può guidare, magari prendendolo per le spalle, nella sua stanza per un periodo di tempo che va dai 2 ai 5 minuti. Da notare che tale comportamento dell’adulto non deve essere fatto con durezza, ma con quanta più impassibilità possibile, evitando di guardare il bambino negli occhi e con lo sguardo possibilmente dritto in avanti. Questa tecnica infatti non rappresenta un modo di punire il bambino, ma di togliergli, per un brevissimo tempo, qualsiasi forma di gratificazione. Finito il tempo lo si va a prendere e lo si invita ad unirsi alla famiglia. Appena si nota che il bambino si sta comportando in modo più collaborativo, è bene cogliere l’occasione per valorizzarlo e lodarlo in pubblico.

Dopo qualche settimana, fatte le dovute osservazioni (N.B. con metodo) e quindi considerato che il comportamento aggressivo è sotto controllo, si può tornare a metodi di intervento più morbidi.

Da notare che i 5 minuti (massimo) di allontanamento da ogni possibile fonte di gratificazione scattano da quando è terminato il comportamento problematico del bambino, quindi se quest’ultimo protesta o cerca di scappare sarà necessario mettercela tutta per mantenere la calma e guidarlo nella sua stanza (ad esempio).

Dato che la tecnica del time out richiede un certo grado di solitudine, va usata in abbinata a un’accurata registrazione e verifica della diminuzione del comportamento problematico (ricordate l’esempio della griglia di osservazione❔). Infatti, se non si nota una diminuzione dei comportamenti aggressivi si passa ad altri tipi di interventi, magari abbinandoli tra di loro.

⚠️ Da considerare infine che …

… “Nonostante l’apparente somiglianza, il time out ha ben poco a che vedere con certe vecchie pratiche educative, come il mandare fuori dalla porta o il mandare nello stanzino buio” (Nisi, Ceccarani, p.23)

Questo perchè le urla e/o gli sculaccioni sono completamente assenti. L’uso ripetuto e costante di questo tipo di punizioni non solo non porta a un miglioramento del comportamento infantile, ma anzi aumenta nel bambino l’ansia e il nervosismo.

💬 Hai mai fatto uso della tecnica del time out❔ Ascolto volentieri la tua esperienza o il tuo punto di vista.

Lunedì prossimo ci occuperemo di come prevenire alcuni “mal di pancia indotti” nel bambino.

Luciana (📱 328 15 56 141 📧 lucianapellizzato@gmail.com)

Nisi A., Ceccarani P., Il comportamento e le sue conseguenze, pp. 22 – 24.

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