Secondo il Dizionario di Pedagogia e Scienze dell’Educazione “si intende per comportamento di un individuo la sua reazione globale di fronte ad una situazione vissuta, in funzione sia delle stimolazioni provenienti dall’ambiente, sia dalle sue tensioni interiori” (Bertolini, 1996, p.93).
Bambini e adulti hanno le stesse leggi di comportamento e uno dei principi fondamentali è che noi manteniamo in vita solo quei comportamenti che ci danno conseguenze positive.
Se bastasse alzare la voce e sgridare i bambini per avere il fermo di alcuni comportamenti problematici, avremmo molte meno persone e molti meno bambini che si comportano in modo socialmente inadeguato. Infatti, questi stili comunicativi inadeguati, che purtroppo vengono ancora molto usati, non portano all’eliminazione del problema. Anzi, al contrario lo mantengono in vita!
Come reagiamo di fronte a quello che ci succede è ciò che ci contraddistingue dagli altri, in quanto, in tema di atteggiamento abbiamo più volte affermato, che la nostra vita non si caratterizza tanto per quello che ci succede, ma per la nostra reazione di fronte agli eventi.
Come ci comportiamo di fronte alle sollecitazioni ambientali, per raggiungere un nostro desiderio/obiettivo e come manifestiamo le emozioni che abbiamo dentro sarà l’argomento dei prossimi articoli. Metteremo il focus, in particolare, sulle cause che mantengono in vita i comportamenti problematici dei bambini, ovvero sul perchè un bambino continua ad agire in un determinato modo e si evidenzieranno delle tecniche che hanno il fine di ridurre il comportamento socialmente inadeguato o di eliminarlo.
Di seguito alcune considerazioni sui passi da fare prima di agire per diminuire un dato comportamento in un bambino:
1) nominare cosa significa e cosa comprende un comportamento problematico, ovvero tramite quali azioni si manifesta (es. Giovanni dà morsi ai bambini durante il gioco libero);
2) definire quali sono le situazioni che si verificano prima del problema o quali sono le condizioni che lo facilitano (es. Antonio è in una situazione in cui si trova da solo e/o non in interazione con gli altri);
3) cosa avviene subito dopo il comportamento problematico (es. Marco viene sgridato);
4) osservare il comportamento del bambino in modo costante e sistematico, aiutandosi, se necessario, con delle griglie di osservazione, come, ad esempio, quella qui di fianco riportata.
L’atteggiamento, che sta alla base di questa sezione di articoli (otto articoli che hanno per tema le conseguenze del comportamento) che porteremo avanti nei lunedì successivi, è da rintracciarsi nella linea metodologica che i comportamenti adeguati vanno appresi, tanto quanto la capacità di risolvere i problemi matematici. La capacità di interazione con gli altri, infatti, “è il risultato di processi di apprendimento determinati dalle esperienze educative sperimentate dalle persone” (Nota e Soresi, 1997, p.13).
In questo contesto, un ruolo secondario rivestono le predisposizioni innate, come frutto di un patrimonio genetico già presente nell’individuo dalla nascita, fin dai primi vagiti!
Assumono invece un’importanza forte gli stili educativi presenti nella famiglia (come i genitori si relazionano tra loro e con il bambino). A questo proposito comportamenti ostili dei genitori, impositivi e autoritari ostacolano l’elaborazione di comportamenti costruttivi nei bambini. Di contro, la volontà dei genitori di capire le cause dei comportamenti problematici dei bambini e agire in sinergia, in modo collaborativo, tra di loro e con figure professionali competenti (educatori, psicologi, assistenti sociali …) porta a un miglioramento delle competenze sia nei bambini che negli adulti, perchè si è disposti a mettersi in gioco per favorire lo sviluppo infantile.
I genitori che mediano l’azione con la riflessione sono portati a porsi delle domande. E’ importante chiedersi infatti cosa ottiene il bambino grazie al suo comportamento problematico, in termini o di attenzione da parte degli altri (n.b. che l’attenzione può anche essere negativa), o di oggetti/privilegi che lo fanno stare bene o l’evitamento di situazioni spiacevoli.
Compiendo questa analisi si capiscono le conseguenze di un comportamento problematico (cosa succede subito dopo la messa in atto di tale comportamento) e, proprio in questo momento, si è giunti alla comprensione del perchè alcuni comportamenti negativi continuano a manifestarsi. Questi ultimi continuano ad esserci proprio perchè ad essi segue una situazione piacevole per il bambino nei termini di una delle variabili messe in risalto prima (attenzione, ricompense, evitamento di situazioni siacevoli).
Nei prossimi articoli metteremo quindi in risalto alcuni aspetti favorenti i comportamenti problematici, che vengono poco spesso presi in considerazione, perchè siamo troppo focalizzati sul comportamento in sè e molto poco su cosa avviene prima e cosa avviene dopo:
– l’attenzione; – l’ottenere un premio; – l’evitare situazioni spiacevoli.
In seguito rifletteremo insieme su:
– come intervenire sul comportamento dell’adulto e sull’ambiente per ridurre le crisi comportamentali infantili; – come far apprendere nuove abilità al bambino: – come gratificare un bambino.
Faremo in seguito alcune considerazioni finali su come ridurre i comportamenti disadattivi e favorire quelli adattivi nei bambini.
Nella famiglia, infatti, si creano le prime relazioni significative che rimarranno, molto probabilmente, uniche nel tempo. E’ proprio all’interno di questo contesto che si apprendono i modi di comportarsi. Molto semplicemente: o si imparano modelli di comportamento socialmente adeguati o si imparano comportamenti inadeguati!
Luciana – attendo le tue opinioni/esperienze su quanto hai appena terminato di leggere, in modo che ne possa far tesoro per la mia formazione e per i miei prossimi articoli (tel. 328 15 56 141 – lucianapellizzato@gmail.com).
Riferimenti bibliografici: – Bertolini P. (1996). Dizionario di Pedagogia e Scienze dell’Educazione. Bologna: Zanichelli Editore S.p.A.; – Nisi A., Ceccarani P., Il comportamento e le sue conseguenze, pp. 3-45; – Nota L., e Soresi S. (1997). I comportamenti sociali: dall’analisi all’intervento. Abilità e competenza sociale pp. 11-34. Pordenone: Erip Editrice.; – Pellizzato L., Tesi di Laurea: Le abilità sociali nei bambini di scuola materna. Problem Solving e Famiglia pp.21-22. Relatore: Prof.ssa Nota Laura, Anno Accademico 2001/2002.
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