Star bene a scuola: significato e qualche indicazione sul tema.

“Ogni mattina andiamo a scuola pensando a quali e quante attività fare, su quali competenze lavorare, ma sono veramente questi i bisogni emergenti su cui dobbiamo porre la nostra attenzione”?

Apriamo l’articolo di oggi con le parole della dott.ssa Patrizia Granata (dirigente scolastica della Scuola B612), che da’ vita a una questione basilare su cui poco spesso ci interroghiamo. Cosa significa star bene a scuola e come questo si può realizzare.

Secondo alcune ricerche, infatti, il benessere a scuola dei bambini e ragazzi non è più associato al “modello dell’ingozzamento” (Lucangeli, 2019), quindi al circolo insegnamento – apprendimento – verifica, ma a un’idea di scuola che, tramite le situazioni di apprendimento unite all’emozione che si prova, porta a un progredire delle persone. In quest’ottica l’educatore non deve fare l’educatore, nel senso di un’applicazione fredda di ciò che studia, ma deve essere educatore, nel senso di vivere la professione come ponte tra la scienza, il bambino, la famiglia e il territorio in senso più ampio (Granata, 2019). Da questo punto di vista, il focus è sul processo (non sul risultato finale) di come un bambino apprende e quindi su quali sono le sue percezioni e le sue emozioni quando apprende. Questi aspetti caldi dell’apprendimento hanno un’importanza strategica nel favorire o meno il benessere a scuola, perchè se nel circolo insegnamento – apprendimento – verifica immettiamo emozioni positive quali la fiducia e la sensazione di riuscita il bambino vivrà a scuola o al nido una reale situazione di benessere.

Gli stessi insegnanti, d’altronde, lamentano una scuola orientata solo alla prestazione cognitiva (e spesso al voto), ma poco attenta alla funzione sociale dell’insegnante o dell’educatore.

Lo sviluppo sociale, quindi, necessita di più variabili che interagiscono tra di loro: quella cognitiva, sociale, emozionale, comportamentale e contestuale. Questo perchè il benessere a scuola di chi insegna e di chi apprende non è una condizione superflua (qualcosa in più), ma una condizione basilare e necessaria per lo sviluppo individuale di ciascuno, senza la quale quest’ultimo viene fortemente compromesso.

Purtroppo, invece, a scuola non sta male solamente chi riceve un servizio, ma anche chi lo eroga, quindi sia i bambini o i ragazzi ma anche gli educatori e i docenti! Da alcune ricerche e interviste (Lucangeli, 2019), viene messa in evidenza la perdita di importanza delle figure significative di riferimento (educatori/insegnanti), per le quali vengono sempre messe meno in risalto le qualità individuali intrinseche, che permettono l’emergere dei punti di forza dei bambini o dei ragazzi in un flusso continuo e reciproco, a favore di un’attenzione quasi esclusiva alla prestazione didattica, che si trasforma in un carico eccessivo di lavoro. Daniela Lucangeli a questo proposito afferma che dagli insegnanti “dipende la possibilità di miglioramento che è nella crescita dei figli di questo nostro tempo”.

A questo proposito, è necessario tornare allora alla fatica di interagire da io a io in un’ottica di fiducia, per stimolare al meglio negli asili nido e scuole dell’infanzia (e a seguire) l’apprendimento come frutto della relazione educatore – bambino e non come il risultato finale di un’attività didattica.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce infatti la salute come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente l’assenza della malattia. Il termine benessere (lo stare bene) considera oggi alcune dimensioni nuove, che vanno oltre quelle dei bisogni fondamentali. In esso vengono quindi considerati alcuni aspetti quali il grado di soddisfazione sperimentato dalle persone nei vari ambienti di vita (familiari, lavorativi, relativi al tempo libero … ), la qualità delle proprie relazioni, la possibilità di svolgere compiti e mansioni relazionati all’età.

Le azioni messe in campo nei servizi scolastici, quindi, devono essere mosse da un atteggiamento che mette al centro la relazione educativa come ponte per la crescita reciproca. In questo modo si generano situazioni di apprendimento stimolanti e avviene una vera e propria sfida cognitiva ottimale che permette un miglioramento sia nel bambino, che sente che la sua fatica ha un senso, perchè vede il suo miglioramento, che nell’educatore.

In base alla mia esperienza di educatrice di asilo nido e baby sitter (e prima ancora di studentessa) posso dire che il bambino non sta bene a scuola se viene posta un’attenzione eccessiva alla compilazione dei programmi e delle schede personali (lo stesso dicasi per l’educatore). In alcuni asili, affinchè avvenga una certificazione esterna che da’ prestigio, spesso questi elementi occupano molto spazio nella routine quotidiana di un educatore, quando invece non si considera a sufficienza l’importanza basilare di creare il rapporto di fiducia con il bambino, soprattutto se l’educatore è chiamato, ad esempio, a sostituire una maternità e quindi deve sostituirsi a quella che era prima la figura di riferimento per il bambino stesso. Lo stesso avviene alle superiori, in cui non viene posta attenzione al miglioramento individuale, con i voti perennemente stabilizzati su quello che è stato il primissimo voto dello studente e via così a seguire, senza notare la progressione che magari è in atto nella persona stessa, che non è più quella che ha iniziato l’iter scolastico, ma è cambiata nel processo. Quest’ultimo, in base alla mia storia, è stato poco considerato, ma sempre e solo l’esito finale da mantenere negli standard individuali (per la maggiore è andata così, poi qualche eccezione c’è)!

In un contesto di asilo nido, data l’importanza dei primi mille giorni di vita, gli interventi educativi rivestono un ruolo fondamentale ai fini del benessere del bambino e, quindi, è necessario che l’educatore diventi anche una guida consapevole che collabora con la famiglia, anche nel senso di far percepire quali sono le esperienze educative da far vivere al bambino. In questo senso, va predisposto un ambiente accogliente, “dove il bambino viene esposto agli apprendimenti perchè da solo possa apprendere” (Granata, 2019, webinar Favorire il benessere tra i banchi di scuola). L’educatore, inoltre, in alcuni casi è bene che offra delle facilitazioni (non che si sostituisca al bambino), al fine di far percepire al bambino la gradualità del suo apprendimento in base ai suoi personalissimi tempi. Ecco, quindi, che l’atteggiamento dell’educatore verso il bambino non deve essere quello del giudizio, ma della comprensione, ovvero del capire il PERCHE’ un bambino può non farcela nonostante un ambiente proponente e rispettoso dei suoi tempi. Solo quando l’educatore ha compreso la motivazione di non riuscita del bambino potrà proporre strategie idonee in suo aiuto.

Data l’importanza dei primi tre anni di vita è importante far acquisire consapevolezza al bambino di cosa può fare e anche di quale può essere il suo massimo in quel momento. Per fargli acquisire consapevolezza è necessario che anche l’educatore si interroghi sul senso del suo operare e su quali obiettivi vuole raggiungere con il bambino ai fini del benessere reciproco.

Nell’ottica dello star bene a scuola e del benessere considerato nelle sue molteplici componenti chiudiamo questo articolo con le parole della stessa professionista con cui l’abbiamo aperto che, a mio avviso, ci danno una chiara indicazione, a tutte le età e, soprattutto, al nido e scuola dell’infanzia, di cosa possa voler dire sentirsi a proprio agio nel proprio contesto d’apprendimento.

“Al nido e all’infanzia i bambini devono apprendere senza nemmeno rendersi conto che stanno facendo qualcosa di eccezionale” (Patrizia Granata, All’alba delle intelligenze: una scuola per bambini e non bambini per la scuola, 2019).

Luciana ( 3281556141 lucianapellizzato@gmail.com ).

Riferimenti bibliografici: – Webinar | SORRIDOIMPARO – Favorire il benessere tra i banchi di scuola, Rizzoli Education, pubblicato il 22 novembre 2019; – L’intervento precoce sui bambini spiegato da Patrizia Granata, Save the Children Italia, pubblicato il 25 gennaio 2019; – Granata P., All’alba delle intelligenzeuna scuola per bambini e non bambini per la scuola, Giunti Scuola, pubblicato il 21 marzo 2019; – Pellizzato L., Tesi di laurea: Le abilità sociali nei bambini di scuola maternaEmozioni e Successo Sociale pp.10-11 La qualità della vita pp.26-28. Relatore: Prof.ssa Nota Laura, Anno Accademico 2001/2002.

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